I PONTI DI SARAJEVO

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I PONTI DI SARAJEVO

90minuti
2015anno

Regia: Aida Begic, Leonardo Di Costanzo, Jean-Luc Godard, Kamen Kalev, Isild Le Besco, Sergei Loznitsa, Vincenzo Marra, Ursula Meier, Vladimir Perisic, Cristi Puiu, Marc Recha, Angela Schanelec, Teresa Villaverde


SINOSSI 

I PONTI DI SARAJEVO è un film collettivo che include alcuni tra i registi più significativi del cinema europeo e alcuni filmmaker di punta della nuova onda est-europea: 13 registi che, in occasione del centenario della Grande Guerra, esplorano il ruolo di Sarajevo nella storia, quello che la città ha rappresentato negli ultimi cento anni e quello che tutt’ora incarna. Autori di diverse provenienze e generazioni che offrono le loro singolari visioni su questo tema. Il film è coprodotto da diversi Paesi tra cui l’Italia con MIR Cinematografica e Rai Cinema ed è rappresentata dai registi Leonardo di Costanzo e Vincenzo Marra.

 

I 13 corti in ordine di apparizione:

  • Ma chère nuit di Kamen Kalev
  • Our Shadows Will di Vladimir Persic
  • L’avamposto di Leonardo di Costanzo
  • Princip, Texte di Angela Schanelec
  • Reveillon di Cristi Puiu
  • Les ponts des soupirs di Jean-Luc Godard
  • Reflexions di Sergei Loznitsa
  • Zan’s Journey di Marc Recha
  • Album di Aida Begic
  • Sara et sa mère di Teresa Villaverde
  • Il ponte di Vincenzo Marra
  • Little Boy di Islid le Besco
  • Silence Mujo di Ursula Meier 

Il progetto filmico chiama a raccolta 13 tra i più eminenti registi europei contemporanei per confrontarsi con i fantasmi e le speranze di rinascita che hanno animato l’Europa a partire dallo scoppio della Grande Guerra. Lo spunto è la città Sarajevo, epicentro delle tensioni del Secolo Breve, palcoscenico d’eccezione delle sue drammatiche conflittualità, culture, identità etniche e geopolitiche che qui hanno detonato, disseminando su tutto il continente le sue onde d’urto. Ma Sarajevo è anche il simbolo, il cuore di speranze che sono risorte proprio dalle macerie di quei drammi; l’ideale praticabile di una rinnovata convivenza, della ricostruzione di un progredire civile dell’Europa. Per questo Sarajevo è l’archetipo dei conflitti e delle speranze europee. Un caleidoscopio di sguardi, un mosaico di registi appartenenti a diverse generazioni e nazionalità accomunati dalla loro eccezionalità e dall’appartenenza a un comune sentire. Non un film di mera ricorrenza (il centenario della Grande Guerra) quanto nuove, a volte sorprendenti, prospettive sul significato stesso di quella guerra e degli eventi che l’hanno succeduta, in un costante alternarsi di agitazioni collettive e sforzi creativi senza eguali. Al fianco del maestro Jean-Luc Godard, il progetto propone le immagini e le narrazioni di alcuni tra i registi più interessanti e acclamati delle nuove generazioni che rendono il cinema europeo rigenerato e vitale. I 13 corti che formano il progetto complessivo creano quindi per converso una evocazione a più voci dell’Europa di oggi.


I REGISTI

20120726121428 (1)È Leonardo Di Costanzo ad affrontare in maniera aperta, frontale vien da dire, il tema della prima conseguenza dei fatti dell’estate 1914 su tutto lo scacchiere europeo: la Grande Guerra e la fabbrica della Morte nelle trincee delle montagne italiane. Documentarista di grande sensibilità, ha debuttato con L’Intervallo nel 2012 e ha saputo raccogliere alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti tra cui il Premio FIPRESCI. Il suo episodio, L’avamposto è liberamente ispirato a un racconto di guerra del grande Federico De Roberto e sceneggiato da Maurizio Braucci, che oltre allo script de L’Intervallo ha co-firmato molti dei migliori film di Matteo Garrone (Gomorra, Reality ). Non è necessario dilungarsi sulla presentazione di Jean-Luc Godard. Vale forse la pena ricordare quanto questo maestro del cinema europeo abbia seguito con partecipazione le vicende di Sarajevo, visitandola durante l’assedio e ponendola al centro di molte delle sue opere più recenti (JLG/JLG, Forever Mozart, Our Music…).

Per una narrazione del conflitto etnico in soggettiva non poteva mancare una filmmaker della capitale bosniaca; e chi più dell’apprezzata Aida Begic (Snow, Buon Anno Sarajevo, entrambi presentati a Cannes), che ha direttamente vissuto sulla propria pelle di adolescente l’assedio pur rifiutando di definirsi come una sopravvissuta? Ed è davvero importante che al progetto partecipi con un suo film anche il regista serbo Vladimir Perisic che con il suo Ordinary People si è fatto notare come una delle voci più promettenti del cinema balcanico.

Il lavoro è arricchito da un episodio diretto dalla giovane attrice francese Isild Le Besco, che ha già avuto modo di dare prova di inventiva formale e precisione narrativa nella sua opera di debutto alla regia. Così come la partecipazione dello spagnolo (o meglio del catalano) Marc Recha, da più di un decennio punta di diamante della nuova cinematografia iberica, della regista di punta della “Scuola di Berlino, la tedesca Angela Schanelec, della sorprendente svizzera Ursula Meier, che ha conquistato platee e critica con i suoi Home e Sister e la portoghese Teresa Villaverde, autrice del film Tres irmaos.

Ampia la partecipazione delle voci più autorevoli del cinema est-europeo: il pluripremiato Cristi Puiu, una delle firme più interessanti della New Wave romena (The Death of Mr Lazarescu, Aurora); la giovane rivelazione della cinematografia bulgara con il suo Eastern Plays, Kamen Kalev; il già grande Sergej Loznitsa che ha portato il cinema ucraino per due volte in competizione a Cannes con i suoi My Joy e In the Fog.

Per chiudere questo ideale cerchio di sensibilità e ricchezze espressive, un autore di grande valore: Vincenzo Marra, una sensibilità artistica formatasi alla scuola del documentario già messa a frutto nei suoi film di finzione di grande qualità narrativa e visuale: Tornando a Casa e L’Ora di Punta per citare solo i più noti. Il suo episodio, Il Ponte, ambiento su un ponte romano, è una struggente analisi delle ferite profonde connaturate all’esperienza dell’esilio.