Vergine Giurata

A BLAST
16 Settembre 2015
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Italia, Albania, Svizzera, Albania, Germania, Kosovo

VERGINE GIURATA

90minuti
2015anno

Regia: Laura Bispuri

Sceneggiatura: Francesca Manieri e Laura Bispuri

Montaggio: Carlotta Cristiani, Jacopo Quadri

Scenografia: Ilaria Sadun

Musica: Nando Di Cosimo

Costumi: Grazia Colombini

Interpreti: Alba Rohrwacher, Flonja Kodheli, Lars Eidinger, Luan Jaha , Bruno Shllaku, Ilire Celaj, Drenica e Dajana Selimaj, Emily Ferratello

Produttore: Marta Donzelli e Gregorio Paonessa Maurizio Totti e Alessandro Usai Dan Wechsler Michael Weber e Viola Fügen Sabina Kodra e Robert Budina

Produzione: Vivo film e Colorado Film con Rai Cinema


SINOSSI 

Hana Doda, per fuggire al destino di moglie e serva imposto alle donne nelle dure montagne dell’Albania, segue la guida dello zio e si appella alla legge arcaica del Kanun. Una legge che consente alle donne che giurano la loro verginità di imbracciare il fucile e di vivere e agire liberamente come un uomo. Per tutti Hana diviene Mark, Mark Doda. Ma qualcosa di vivo pulsa e si agita sotto le nuove vesti. Quella scelta diviene la sua prigione. Quel luogo immenso improvvisamente le sta stretto. E’ così che Mark decide di intraprendere un viaggio a lungo rimandato. Lascia la sua terra, arriva in Italia e qui percorre un cammino che è un continuo e sottile attraversamento di due mondi diversi e lontani: Albania e Italia, passato e presente, maschile e femminile. Durante questo percorso Mark decide di riappropriarsi faticosamente del suo corpo. Sperimenta la vertigine del contatto con gli altri, ritrova persone care e amate che la vita gli aveva sottratto e si apre a una possibilità inattesa e proibita d’amore. Mark riscopre Hana e finalmente ricompone le due anime che da anni popolano il suo corpo. Rinasce al mondo come creatura nuova, libera e completa. 


IL REGISTA: LAURA BISPURI 

LAURA BISPURI

LAURA BISPURI

Laura Bispuri, dopo la laurea in cinema presso l’Università “La Sapienza” di Roma, è stata selezionata per la scuola di regia e produzione “Fandango Lab workshop”. Con il suo primo cortometraggio Passing Time ha vinto il Premio David di Donatello come miglior corto 2010. Passing Time è stato anche selezionato tra uno degli otto cortometraggi più belli del mondo nell’ambito dello “Short Film Golden Night”, organizzato dall’ Académie des César di Parigi. Con il suo cortometraggio, Biondina, Laura viene premiata con il Nastro d’Argento come “Talento emergente dell’anno”. Vergine Giurata è il suo primo lungometraggio. In fase di sviluppo il progetto è stato selezionato dagli Atelier della Cinéfondation Festival di Cannes, dagli Ateliers d’Angers di Jeanne Moreau, dal New Cinema Network del Festival Internazionale di Roma e dal Venice European Gap Financing Market.


NOTA DI REGIA 

La femminilità, raccontata nelle sue mille dimensioni e contraddizioni, è il cuore di “Vergine giurata”. Ho scelto di raccontare il percorso di un essere umano profondamente diviso, assumendo tale complessità come punto d’ingresso nella storia stessa. Con Hana/Mark passiamo costantemente la linea di una doppia identità, attraversando dimensioni temporali, storie, stati d’animo diversi. Nel seguire la storia di Hana/Mark, necessariamente frammentata, siamo però guidati da una continuità emotiva. Sono stata il più possibile vicino al mio personaggio e ho cercato di farlo essere vicino a noi. Ho lavorato per sottrazione, più che per addizione, scegliendo sempre un punto di vista specifico della macchina da presa, cercando di usare la forza di quell’angolo specifico. Volevo che fosse la poesia ad accompagnare la visione della storia; una poesia ruvida ma capace di commuovere. Ispirato all’omonimo romanzo di Elvira Dones (Feltrinelli, 2007) “Vergine giurata” racconta alcuni aspetti del Kanun, l’antica legge delle montagne albanesi dove, ancora oggi, vige una cultura arcaica, maschilista, basata sull’onore, che non riconosce alle donne alcuna libertà; padri, fratelli e mariti hanno potere di vita e di morte su figlie, sorelle e mogli. Un universo remoto, che il cinema non ha quasi mai raccontato, che ho scelto come simbolo di una condizione più generale. Ho lottato a lungo per fare questo film, spinta da un grande amore verso il personaggio di Hana/Mark e da un senso di responsabilità verso la storia che ho deciso di raccontare, una storia che è metafora del rapporto tra libertà femminile e mondo.