LA PAZZA GIOIA

LE CONFESSIONI
15 settembre 2016
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LA PAZZA GIOIA

ANNO: 2016
PAESE: Italia, Francia
DURATA: 118 Min
REGIA: Paolo Virzì
ATTORI: Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini, Sergio Albelli, Anna Galiena, Marisa Borini, Marco Messeri, Bobo Rondelli
SCENEGGIATURA: Francesca Archibugi,Paolo Virzì
FOTOGRAFIA: Vladan Radovic
MONTAGGIO: Cecilia Zanuso
MUSICHE: Carlo Virzì
PRODUZIONE: Lotus Production con Rai Cinema in coproduzione con Manny Film

SINOSSI

Beatrice Valdirana ha tutti i tratti della mitomane dalla loquela inarrestabile. Donatella Morelli è una giovane madre tatuata e psicologicamente fragile a cui è stato tolto il figlio per darlo in adozione. Sono entrambe pazienti della Villa Biondi, un istituto terapeutico per donne che sono state oggetto di sentenza da parte di un tribunale e che debbono sottostare a una terapia di recupero. È qui che si incontrano e fanno amicizia nonostante l’estrema diversità die loro caratteri. Fino a quando un giorno, approfittando di una falla nell’organizzazione, decidono di prendersi una vacanza e di darsi alla pazza gioia.

IL REGISTA

Classe 1964, padre siciliano e di madre livornese, dopo aver trascorso l’infanzia a Torino, cresce nel quartiere popolare livornese delle Sorgenti, coltivando sin da piccolo la passione per la letteratura. Tra i suoi scrittori più amati vi sono Mark Twain e Charles Dickens, padri di quel romanzo di formazione che servirà da modello per le sue future sceneggiature.
Durante l’adolescenza recita, dirige e scrive testi teatrali in un paio di filodrammatiche livornesi. In seguito stringe un sodalizio artistico con l’ex compagno di liceo Francesco Bruni, che diventerà negli anni successivi il suo cosceneggiatore di fiducia. Frequenta per qualche tempo la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa e gira alcuni lungometraggi e cortometraggi. Quindi lascia Livorno per Roma, “andando in città”, come vent’anni dopo farà la giovane protagonista di Caterina va in città.

Nella capitale frequenta il corso di sceneggiatura del Centro sperimentale di cinematografia, dove si diploma nel 1987. Tra i suoi insegnanti ci sono Gianni Amelio e Furio Scarpelli. L’incontro con quest’ultimo sarà decisivo: Scarpelli diventa infatti il suo maestro e la sua guida. Con lui collabora alla sceneggiatura di Tempo di uccidere (1989) di Giuliano Montaldo, tratto dal romanzo di Ennio Flaiano. Tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, Virzì dà il proprio contributo alle sceneggiature di Turné (1990) di Gabriele Salvatores,Condominio (1991) di Felice Farina e Centro storico (1992) di Roberto Giannarelli. Lavora con lo scrittore napoletano Raffaele La Capria ad un film-tv diretto da Alberto Negrin, adattamento di Una questione privata di Beppe Fenoglio.

Virzì debutta alla regia nel 1994 con La bella vita. Originariamente intitolato Dimenticare Piombino, dal nome della città toscana dove la vicenda è ambientata, il film è interpretato da Sabrina Ferilli, Massimo Ghini e Claudio Bigagli. È la storia di un triangolo sentimentale di ambientazione popolare, sullo sfondo dell’irreversibile crisi d’identità della classe operaia. Presentato con successo nel 1994 alla Mostra del cinema di Venezia, il film viene premiato con il Ciak d’oro, il Nastro d’argento e il David di Donatello nella categoria “Migliore Regista Esordiente”. Con questo debutto Virzì mette già in mostra il suo talento nel dirigere gli attori.

Nel successivo Ferie d’agosto (1996), interpretato da un cast di rilievo (Silvio Orlando, Laura Morante, Ennio Fantastichini, Sabrina Ferilli, Piero Natoli), l’isola di Ventotene è il teatro del conflitto tra due famiglie italiane in vacanza. In questa commedia Virzì riflette sulla rivoluzione politica italiana dopo l’avvento del sistema maggioritario, la discesa in campo di Silvio Berlusconi e la conseguente trasformazione di un paese chiamato a schierarsi su due fronti politici contrapposti. Ferie d’agosto vince il David di Donatello come miglior film dell’anno.

Il seguente Ovosodo (1997), dal nome di un quartiere di Livorno, è interpretato da Edoardo Gabbriellini, uno dei volti nuovi del cinema italiano scoperti dal regista. La storia, nonostante la forte connotazione a livello locale, ha uno straordinario successo e riesce a conquistare critica e pubblico: la giuria del Festival di Venezia, presieduta dalla neo-zelandese Jane Campion, consegna al regista il Leone d’argento – Gran premio della giuria.

Nel 1999 dirige Baci e abbracci, una miscela di favola, commedia sociale e racconto natalizio alla Dickens. Ma il riferimento più evidente è L’ispettore generale di Gogol, che aveva già ispirato Anni ruggenti di Luigi Zampa. È la storia corale di un gruppo di ex operai intenzionati ad aprire un allevamento di struzzi nella Val di Cecina, attraverso cui Virzì ritrae ancora una volta l’Italia di provincia sedotta dalla modernità. Nella parte del leader del gruppo Snaporaz compare il fratello Carlo Virzì, musicista di alcuni suoi film e regista deL’estate del mio primo bacio, scritto e sceneggiato da Paolo.

I dissesti finanziari di Vittorio Cecchi Gori, produttore e distributore dei primi film del regista, bloccano le riprese di My name is Tanino (2002). Girato tra Sicilia, Canada e Stati Uniti, il film ha una lavorazione difficile: la sceneggiatura, firmata dal regista, Bruni e lo scrittoreFrancesco Piccolo, viene più volte riscritta durante le riprese per far fronte alla mancanza di finanziamenti. Il protagonista è di nuovo un esordiente, il siciliano Corrado Fortuna, che interpreta un ragazzo in fuga dalla sua Sicilia per inseguire il sogno americano.

Il successivo Caterina va in città (2003) è dedicato alla Roma amata e odiata, con le sue scoperte entusiasmanti e le sue delusioni cocenti. La piccola e goffa Caterina è interpretata dall’esordiente assoluta Alice Teghil, nel ruolo della sprovveduta provinciale che osserva il mondo con candore e spaesamento. Nel film la piccola protagonista viene catapultata dalla tranquilla Montalto di Castro alla labirintica Roma per volontà del padre, l’esperto Sergio Castellitto nella parte di un frustrato intellettuale di provincia. Margherita Buy vince il David di Donatello e il Nastro d’argento 2004 come miglior attrice non protagonista, mentre Alice Teghil si aggiudica il premio “Guglielmo Biraghi”.

N – Io e Napoleone (2006), adattamento del romanzo di Ernesto Ferrero N, è una tentata sintesi di commedia all’italiana, film storico e cinema in costume. Virzì riflette sul rapporto tra l’intellettuale e il potere, e arricchisce la trama ottocentesca con riferimenti all’attualità: il parallelismo tra la figura di Napoleone e quella di Berlusconi è delle volte esplicito. Il cast è internazionale: oltre al protagonista Elio Germano, da segnalare Monica Bellucci e Daniel Auteuil.

Con il corale Tutta la vita davanti (2008) Virzì realizza uno dei suoi film più amari. In questa commedia grottesca dai toni apocalittici sul mondo del lavoro, la vera protagonista della vicenda ambientata in un call center è la precarietà: lavorativa, sentimentale ed esistenziale. Nel cast compaiono Isabella Ragonese nella parte della protagonista decisa e combattiva, Sabrina Ferilli in un ruolo per lei insolito, e Micaela Ramazzotti. Il film ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra i quali: il Nastro d’Argento e il Globo d’oro come miglior film, il Ciak d’Oro come miglior film e miglior regia, oltre ai premi conferiti alle interpreti Sabrina Ferilli (Ciak d’Oro, Nastro d’Argento, Globo d’oro), Isabella Ragonese (Premio Biraghi come rivelazione dell’anno) e Micaela Ramazzotti (Premio Kinéo come miglior attrice non protagonista).

Nell’ottobre del 2008 il “Festival di Annecy, Cinema Italien” consegna a Virzì il Premio Sergio Leone, riconoscimento all’intera sua opera. Nell’agosto dello stesso anno il regista torna con la sua troupe a Livorno per le riprese di L’uomo che aveva picchiato la testa, un film documentario sul cantautore Bobo Rondelli. Il film viene prodotto dalla Motorino Amaranto, casa di produzione fondata nel 2001 dallo stesso Virzì.

Sempre con la Motorino Amaranto gira nel 2009 a Livorno La prima cosa bella. Gli interpreti sono Micaela Ramazzotti, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Stefania Sandrelli e Marco Messeri. Il film racconta le vicende della famiglia Michelucci dagli anni Settanta ai giorni nostri: protagonista è la bellissima Anna, madre esuberante che finisce per rovinare la vita ai propri figli[senza fonte], Bruno e Valeria. Bruno, dopo aver abbandonato Livorno per fuggire dalla madre, torna nella sua città natale per starle vicino negli ultimi giorni della sua vita.

La prima cosa bella esce nelle sale il 15 gennaio 2010. Il film ha ricevuto diciotto candidature al David di Donatello, ottenendo tre riconoscimenti: per la miglior sceneggiatura, firmata dallo stesso Virzì con Francesco Bruni e Francesco Piccolo, per la miglior attrice protagonista (Micaela Ramazzotti) e il miglior attore protagonista (Valerio Mastandrea). Nel luglio 2010 a Taormina riceve il Nastro d’Argento, premio assegnato dalla stampa cinematografica, come regista del miglior film dell’anno. A La prima cosa bella vanno anche i nastri per la miglior attrice protagonista (Micaela Ramazzotti e Stefania Sandrelli per il ruolo di Anna), per la migliore sceneggiatura (Francesco Bruni, Francesco Piccolo e lo stesso Virzì) e per i migliori costumi (Gabriella Pescucci). Il film viene designato come film rappresentante il cinema italiano alla selezione del Premio Oscar 2011 al miglior film in lingua non inglese, non rientrando tuttavia nella cinquina finale.

Il 17 gennaio 2009 Paolo Virzì si è sposato con l’attrice Micaela Ramazzotti, dalla quale il 1º marzo 2010 ha avuto il secondogenito Jacopo ed il 15 aprile 2013 la terzogenita Anna. Nel 2010 tiene un blog fotografico[2] su Il Post. Nell’ottobre 2012 esce in Italia il suo decimo lungometraggio per il cinema Tutti i santi giorni, liberamente ispirato al romanzo La generazione di Simone Lenzi (anche cantautore nei Virginiana Miller): Guido e Antonia, la coppia protagonista della storia, sono interpretati da Luca Marinelli e dalla cantautrice Thony. Nel 2013 è il direttore della 31ª edizione del Torino Film Festival, contrassegnata da una crescita del 30% degli spettatori.

A gennaio 2014 esce in Italia il suo undicesimo lungometraggio per il cinema, ossia Il capitale umano. Il film, che è un riadattamento di un romanzo statunitense dello scrittore Stephen Amidon, affronta il tema della crisi finanziaria, ma soprattutto di valori, che caratterizza l’Italia contemporanea. Il film riscuote un generale consenso sia di pubblico che di critica, ma dà luogo a polemiche da parte di politici della Lega, per la maniera in cui verrebbe descritta la Brianza, il luogo scelto come ambientazione del film.[3]

A maggio, il lungometraggio riceve diciannove candidature ai David di Donatello 2014, e ne vince sette, fra cui quella più ambita del miglior film della stagione cinematografica. Oltre ai sette David di Donatello, il film vince anche: sei Nastri d’Argento, quattro Ciak d’Oro e ilGlobo d’Oro della Stampa estera come miglior film italiano dell’anno. Nel settembre 2014 Il capitale umano viene designato come film rappresentante il cinema italiano alla selezione del Premio Oscar 2015 al miglior film in lingua non inglese, non rientrando tuttavia nella cinquina finale.

A maggio 2015 inizia a girare un nuovo film ambientato in Toscana, il cui titolo è La pazza gioia, con protagoniste due donne: sua moglie Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi; definendo il prossimo film «una passeggiata fuori da una struttura clinica che si occupa di donne con problemi in quel manicomio a cielo aperto che è l’Italia».